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Olindo Rampin ci invia il seguente comunicato
Arena estiva dell'Edison,
apre 'Il tempo che ci rimane' Il film di Elia Suleiman,
nome di punta del cinema palestinese, racconta senza retorica la sofferenza
della sua terra e della sua famiglia. Un film profondo dall`umorismo lunare.
Dall'11 giugno
Parma, 8 giugno 2010 - Il film che
inaugura la riapertura dell'Arena Estiva del Cinema Edison d'essai venerdì 11
giugno è 'Il tempo che ci rimane' di Elia Suleiman, grande regista e attore
palestinese, capace come pochi di raccontare la sofferenza della sua terra.
Bandita la retorica e l'ideologia, come sempre nel cinema di Suleiman si
mescolano il dramma e la leggerezza, l'umorismo, l'assurdo e la tragedia, il
quotidiano e il privato confluiscono, senza parere, nel fiume della Storia con
la S maiuscola. [...continua]
In quattro episodi il film è
l'autobiografia di una famiglia palestinese, quella del regista, dal 1948 fino a
tempi recenti. Ispirato ai diari privati del padre, a partire da quando si è
unito alla resistenza nel 1948, e alle lettere inviate dalla madre ai membri
della famiglia che furono costretti a lasciare il paese, 'Il tempo che ci
rimane' associa questi materiali ai suoi ricordi intimi di tutti loro, e del
tempo trascorso insieme. Il regista nel film ha voluto ritrarre la vita
quotidiana di quei palestinesi che decisero di restare e che furono etichettati
come 'Arabi Israeliani', vivendo da stranieri nella loro stessa
patria
I film di Elia Suleiman sono tra i più
significativi per capire cosa è ed è stata l'occupazione della Palestina da
parte di Israele. Dopo Intervento divino, del 2002, Elia Suleiman ritorna con Il
tempo che ci rimane, presentato in concorso a Cannes l'anno scorso. Si tratta di
un'opera complessa e lieve al tempo stesso. Dietro al sorriso si cela la
disperazione ma non il rancore. Come suo solito, Elia Suleiman è il protagonista
del film. Osserviamo le cose attraverso il suo sguardo, eppure non c'è
manipolazione alcuna. Il regista non ci tira per i capelli dalla sua parte e non
pietisce la nostra commozione. Suleiman, pur calato inestricabilmente nella
materia delle relazioni che costituiscono la realtà politica e militare
dell'occupazione, non cede all'invettiva, non cede allo slogan. Non a caso
Suleiman nel corso degli anni ha intessuto un dialogo profondo fatto di amicizia
e lavoro con Amos Gitai, regista israeliano da sempre critico nei confronti
della politica del suo paese riguardante la situazione palestinese.
Quando: fino al 13 giugno
Inizio film: ore 21.15
Biglietti: 6 euro, ridotto 4,50
Informazioni: tel 0521 984603, www.solaresdellearti.it
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