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Marco Ablondi ci invia il seguente comunicato
Comunicazione Consigliere Ablondi – Consiglio comunale 08.06.2010
La mia coscienza di uomo, prima che di Consigliere comunale, non può restare indifferente e sente il bisogno di manifestare il più fermo dissenso e la più vibrata protesta per il sequestro, del convoglio navale di pacifisti che portava il suo carico di non violenza e solidarietà verso la prigione a cielo aperto della striscia di Gaza operato in acque internazionali da militari israeliani.
Se Israele avesse voluto compiere una normale operazione di controllo si sarebbe comportato diversamente. [...continua]
L’intervento realizzato non può che essere considerato una preordinata e tragica azione piratesca in violazione di tutte le regole che disciplinano i rapporti internazionali. Come tale è stata immediatamente percepita e condannata dalla Comunità mondiale. Si sono levate immediatamente le voci autorevoli di Capi di Stato, di Governi, di Uomini e Donne del mondo della scienza, della cultura e anche della politica per chiedere una immediata indagine internazionale. Purtroppo, però, ancora una volta, il Governo italiano dopo aver dichiarato (Ministro Frattini) che “l’uccisione di civili è un fatto assolutamente grave e da deplorare” si rende “indispensabile che un’inchiesta seria e dettagliata accerti la verità” ha cambiato idea. Infatti al seguito degli Stati Uniti e in compagnia dell'Olanda non ha votato nella sede istituzionale preposta a favore della istituzione della Commissione internazionale di indagine. Dal Vaticano invece si è levata una voce diversa e coerente. E’ stato chiesto lo stop al blocco di Gaza e dichiarata la condivisione della inchiesta internazionale sull’attacco israeliano al convoglio navale che portava gli aiuti per gli abitanti palestinesi della striscia di Gaza.
Nessuno ha potuto tacere la illegalità e la tragica gravità dell’attacco. Molti però anche nel nostro Paese ostentando indifferenza si sono da subito adoperati per favorire la sdrammatizzazione e il silenzio. Altra è la strada da percorrere se si vuole veramente concorrere alla pacificazione delle zone calde del mondo. Abbiamo tutti il dovere morale di non lasciarci intrappolare dalla violenza, ma dalla speranza e dalla convinzione che una solidarietà più forte e un dialogo capace di ascoltare le ragioni e il dolore dell’altro sono la via maestra da percorrere.
Parma, 8 giugno 2010
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